giovedì 28 giugno 2012

TRE SETTIMANE DUE GIORNI E SEI ORE

" Mamma...mammaaaa!...a mà"  la voce di mio figlio mi arriva come i botti improvvisi...apro gli occhi e non riesco a capire se è mattino, sera, pomeriggio..."  ecco..ecco.."  bofonchio, "che c'è Mattè? "  "se po sapè dove me metti le cose? io non riesco a trova na maglietta..meno male che la casa nasconde ma non ruba..per me te la roba mia te la vendi proprio...a maglietta quella co bob marley hai capito ? A ma che hai fatto? C'hai du occhi che pari fatta...poi sei tu che te preoccupi eh?" " Ma che sta a di...me so appisolata un secondo...sul divano.." "Si appisolata...te hai perso conoscenza t'o dico io...allora sta maglietta? " " E starà tra la roba da stirà...eccola mo te la stiro du secondi e te la metti stai calmo.."           allora famo così, io mo vado a fa la doccia tu me stiri la maglietta e poi rivai a fa pace cor divano vabè?" Un sorriso e vado. La stanchezza prende il sopravvento e non è facile il pomeriggio tenere gli occhi aperti. La mattina la sveglia si ricorda sempre di suonare e ogni giorno, ogni sacrosanto giorno cerco di trovare una scusa plausibile per non andare dalla Sig. D' Allori. Ma poi vado. Mentre il ferro si scalda ripenso a lui. E allora Lucì gliela fai a falla finita?? Me lo dico da tre settimane, due giorni e sei ore. L'hai capito o no che te stai a fa un film in testa?? Lo sai quanto può essere pericoloso, ce sei già passata e non me pare il caso de ricascacce...alla tua età poi. E vabbè che sarà mai...c'ho 43 anni, so separata da 5...va bè basta. " La maglietta è pronta! Il signore è servito!" "A spiritosa... se vengo li lo sai che te faccio vero?" Già rido...lo scherzo preferito di mio figlio è farmi il solletico sotto al collo. Mio figlio...è la mia vita. Matteo ha 21 anni, e ha visto molte cose già nella sua vita. Molte delle quali avrei preferito non vedesse. Un padre alcolizzato, per esempio. E violento. Stava diventando violento anche con lui.  E questo no. Aveva visto lo sguardo ostile del figlio, aveva percepito già da un po l'odio che montava e non lo accettava, il suo orgoglio era sopra tutto e tutti. Non era cattivo e io non riuscivo ad odiarlo. Non dopo che lo avevo tanto amato. Era stato il mio primo "fidanzato ufficiale",   anche la mia famiglia era stata contenta..avevo venti anni io e ventuno lui, i modi educati, la famiglia semplice, aveva conquistato tutti. Lavorava, era manovale ma imparava presto. Erano gli anni novanta...tutto sembrava possibile e fattibile. Poi piano piano le cose erano iniziate ad andare male, il lavoro scarseggiava e per uno come lui chiedere di lavorare, era come chiedere l'elemosina. Aveva iniziato  a bere, a diventare violento sempre di più. E io piangevo sempre di più. Una sera era rientrato prima del solito,  più cattivo del solito. " Sei una puttana, lo sapevo che prima o poi te saresti scoperta...puttana" non avevo capito subito...lo guardavo con gli occhi già umidi.." sei annata a dì in giro che voi lavorà..io se voglio te ricopro d'oro puttana...t'ho detto cento vorte che tu devi sta a casa ma tu no..la signora vole annà a lavorà..che devi da fa? Tu stai a casa hai capito?  "  avevo cercato di spiegargli che avevo solo chiesto al salumiere se conosceva qualche signora che aveva bisogno di qualcuno per le pulizie, non mi aveva fatto finire di parlare...il primo cazzotto mi aveva preso sulla tempia, cadendo avevo sbattuto la testa sul tavolo in cucina, ma con la coda dell'occhio lo avevo visto mentre cercava di alzare il pugno...poi avevo sentito quel suono...un ringhio, ho alzato lo sguardo..era Matteo. " Tu a mamma nun gle meni più, bastardo." Ho fatto appena in tempo, ho gridato e mio figlio si è fermato. Poi tutto è precipitato, lui che se ne va, sparisce per sei giorni,  la visita all'ospedale, mio figlio che mi dice " mamma se papà rientra me ne vado io". No. Questo Lucia non lo puoi permettere. E così era finita. Non era stato facile, anzi, ma avevo Matteo con me e questo mi bastava. Il salumiere mi aveva fatto parlare con la sig. D'Allori.  Mi sono abituata, lucido l'argenteria come se lo avessi fatto da sempre..e io d'argento c'avevo solo na catenina. Mi devo cambiare se viene qualcuno d'importante per servire il caffè, e devo ricordare sempre sempre di mettere l'acqua fresca a quel catorcio de cane, Nun se pò guardà ne davanti nè de dietro! " Lucia, mi raccomando, copri le gambine di Ettore, che ha l' artrite poverino" ...va bè poi me devono spiegà come fa a veniglie l'artrite ar cane che non fa un caz...tutto il giorno...ma allora a me che me deve venì...la tubercolosi!? Comunque tutto andava tranquillo...fino a tre settimane, due giorni e sei ore fa..l'autobus tardava e io sbuffavo, faceva freddo alla stazione trastevere, quel signore che prendeva l'auto con me, lo avevo notato, era un bell'uomo, mi guardava e io d'istinto mi chiudevo bene la lampo del giubbotto. Poi si è avvicinato, ha fatto un sospiro e mi fa: "freddo eh?" ricordo che la prima cosa che ho pensato è stata "ammazza che originale!"  " eh già..."  " e ma dicono che aumenterà e probabilmente nevicherà pure!"  " pure! che c...cioè speriamo di no.."  il sorriso era apparso spontaneo, ed era stato come se d'improvviso un raggio di sole avesse attraversato quel cielo grigio. Ecco l'auto..menomale, avevo preso posto nei sedili singoli, tanto per lanciare un messaggio chiaro. L'avevo visto quando era sceso, alla fermata della metro S.Paolo, si era girato a guardarmi e mi aveva sorriso. D'improvviso la temperatura dentro il 766 era salita in picchiata. Almeno per me. E il giorno dopo era ancora li, e quello seguente pure, sempre cercando deboli scuse per attaccare bottone. Ma io avevo paura, ero anzi terrorizzata. Si stuferà, mi dicevo. E allora sarà meglio così, ma lo aspettavo,  e una volta che avevo fatto in tempo ad andare a comprare le sigarette lo avevo guardato da dentro la stazione, si guardava intorno come a cercare qualcuno. Sono arrivata piano, lentamente e mi aveva visto...sorrideva, " buongiorno...freddo eh?"  daje.. " e si anche oggi pizzica"  ecco l'auto, ma stavolta mi aveva fregata, c'erano posti a sedere solo in coppia e mentre mi sedevo lo avevo visto sorpassare tutti, anche la signora filippina prepotente e mettersi seduto vicino a me. " posso? scusi eh ma noi ci vediamo tutte le mattine e non sappiamo neanche i nostri nomi, io sono Mario" la mano era calda e la stretta piacevole, mentre mormoravo Lucia. Poi era stato zitto per quasi tutto il viaggio, avevo pensato, che so, che il nome Lucia non gli era piaciuto..Era un venerdì e lui il sabato non lo vedevo mai. Poi la domenica avevo avuto la febbre, ero stata malissimo, avevo telefonato alla signora e le avevo detto che appena mi sarei ripresa sarei tornata, si era fatta promettere che appena tornata avrei lavato tutte le tende, che con tutta quella gente che aveva avuto per le feste natalizie erano sicuramente "indecenti". Si proprio così aveva detto: "indecenti"...le tende? Va bè se lo dice lei..Il giovedì ero tornata al lavoro, e mentre uscivo dalla stazione eccolo li, mi vede e mi viene incontro..." meno male che oggi ti, cioè la vedo...ero preoccupato, pensavo di aver esagerato e forse per colpa mia aveva cambiato orario..ero pure venuto prima una mattina..ma niente. oramai sono tre mesi  che la vedo tutti i giorni e poi sparisce così, ma che è successo?" non riuscivo a fermarlo, aveva preso il via e non smetteva più. " Ho avuto la febbre alta, sono stata male.." " aaaa meno male...cioè no meno male che è stata male, ...però pensavo che io si insomma che s'era offesa, magari con me.." " senta io non avrei avuto nessun motivo per offendermi ( mazza com'ero forbita...pensa che il cuore stava a batte al ritmo del meneito..) lei è stato gentile e quindi...basta. ecco l'auto." (bella conversazione, complimenti Lucì.) I posti a sedere erano pieni e siamo rimasti li come du salami fino a S. Paolo. " Ci vediamo domani?" " Se Dio vuole"( Ecco hai fatto l'amplein stamattina. Se non t'arzavi nun facevi un sordo de danno.)  E da quel giorno era stato un crescere di parole, confidenze e risate. Avevamo parlato della nostra vita, era separato pure lui, da tre anni,  aveva una bambina di sei anni che era la luce dei suoi occhi, avevo visto tutte le foto sul suo telefonino e in una avevo visto anche la ex moglie. " bella donna.."  lo avevo mormorato e subito si era fatto triste. " Si è molto bella, ma non ci amavamo più...ci siamo messi insieme molto giovani..abbiamo interessi diversi,  ci siamo lasciati in maniera civile...ma è stata dura lo stesso, sono tornato da mia madre e ho dovuto riprendere le vecchie abitudini..ma ora sto bene, Giulia la vedo quando voglio, abitiamo anche abbastanza vicino..e tu?"  già e io? Come dirgli delle botte, dei pianti, di mio figlio che mi aveva difeso? " e io pure, nel senso anche per noi l'amore era finito (questo sicuro), ho un figlio di 21 anni..." " ventun anni? Noo ma quando lo hai fatto alle elementari? "  avevo sorriso, molti mi dicevano che non dimostravo la mia età, era una fortuna...va bè co tutta la sfiga che c'avevo avuta na cosa me poteva di bene? " Perchè secondo te quanti anni ho?" avevo chiesto. " mah...37, 38 non di più.." " 43 a settembre." lo avevo detto come se fosse merito mio..manco avessi vinto na medaglia.. " e tu?"
" 41 da fare a Marzo."  Ecco era pure più piccolo de me... e oggi, oggi mi ha detto che gli piacerebbe andare a prendere un caffè insieme..magari di sabato pomeriggio. E io mi sono anche fatta convincere a dargli il mio numero di cellulare.  Mi chiamerà per sapere se andrò  a prendere il caffè. E a Matteo che gli dico? E se poi questo è uno mezzo scemo? E se mi ha raccontato na marea de bucie? E se fosse un folle? E se..e se..e se..a Lucì e dillo che c'hai paura! E' che te sta a partì la brocca! te stai a innamorà e allora stringni ! e c'hai ragione pe carità ma non è che tutto te deve di male! Ecchecazzo...mica davero davero, e poi vai te pij un caffè, de giorno pe carità, e te ne torni a casa tua...mica te lo devi sposà, e co tutto quello che se sente...e va bè se senteno solo cose brutte perchè quelle belle non fanno notizia! Mica al telegiornale ponno di " Oggi i signori Lucia e Mario si sono presi un caffè a Roma, hanno chiaccherato un po e poi sono tornati tranquilli nelle loro rispettive abitazioni." Sai che gliene po fregà alla gente, co tutto quello de brutto che c'è in giro! Ecco appunto. Va bè basta. Se telefona io accetto il caffè. E che me metto? Oddio davvero che me metto? AO basta..nun t'ha manco telefonato ancora e già stai a paranoià..e infatti ancora non ha telefonato, ma che ore so? Le 5..c'avrà ripensato..meglio. Continuo a stirare che è meglio, la radio accesa e via di ferro..Lo squillo arriva alle sei meno un quarto. " Pronto?" " Si Lucia? sono io Mario, ( Lucì respira che è importante..) scusa l'ora ma mi ha telefonato mia mo..cioè la mia ex moglie, la bambina ha avuto la febbre e mi voleva vedere, va bene per te se andiamo domani pomeriggio?" " Si ma non c'è problema..facciamo un altra volta, non è importante.." " No no è importante. Domani sono libero, la bambina sta già meglio. Ci vediamo alle quattro e mezza alla stazione va bene per te?" " ssi,   (oddio mo balbetto) va bene alla giazione cioè alla stazione ( Lucì fatte vedè da uno bravo che stai grave)" " A domani, ciao" " Ciao"  Ho le mani e la fronte sudata. Ed è inverno. L'ho detto che sto grave. Adesso la cosa più importante.  "Matteo...Mattè viè  che te devo di na cosa.."
" Che c'è ma? te sè rirotto er ferro?" " No mattè viè mettete seduto mamma te deve di na cosa...""A mà quanno me parli così me fai partì er nervo...ogni volta pare stai a fa un proclama poi magari è na cazzata...uff dimme." " Mattè mamma ha conosciuto uno, un signore.. bravo, penso..comunque è un po de tempo che parlamo, ce incontramo sull'auto tutte le mattine, è gentile, separato e.." " a mà viè ar dunque" " Ecco m'ha invitato a prende un caffè co lui, domani..de giorno pe carità, e io ho pensato de annà..se però non voi io glie telefono e disdico, però me pare na brava persona.." Il silenzio che segue pare durare tre giorni. mi guarda, non mi stacca gli occhi e poi fa: " A mà, io lo sapevo che sto momento sarebbe arrivato. C'ho pensato tante vorte. e come reagirai me chiedevo..mo lo so. Io te conosco mammì, te non sei stupida, non tanto almeno, e saprai capì quello che devi fare e quello che non devi fare. Non te devi fa trattà male, che hai già dato..Poi se sto signore da amico diventa quarche cos'altro bè fai tu. Io de te me fido. Io sarò sempre tu fijo e come t'ho difeso na vorta so pronto a fallo sempre...va bè? e non piagne che non è morto nessuno...ancora. A senti.." "Si dimme bello de mamma"..(sigh) " c'ho ripensato...la maglietta, voglio quella co che guevara".

6 commenti:

  1. Eh si lucia saprà di certo che fare e capire!
    Stupendo!

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  2. @lillina:Lillina mia tu mi dai sempre tante soddisfazioni!

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    1. Davvero? Ma come quando perchè dove? :)

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  3. Letto fino in fondo senza stancarmi e senza andare a farmi un caffè. Non mi conosci e ti spiego che vuol dire: mi ha interessato la storia.
    Mi sono chiesto: "tu come l'avresti scritto?", malattia professionale.
    Allora: bene, quasi benissimo l'incipit, cioè er comincio. Vai nella storia leggera che nessuno sa dove vuoi andare a parare. Poi inizi coi ricordi, che a quel punto sono necessari per portare alla conclusione, perché da lì parte il tuo "star da sola".
    Il fatto, la storia in sé e per sé è normale, non banale, ho detto normale, quindi realistica e credibile e questo è OK. Il finale è inaspettato per me -tieni presente che io sono uomo e ragiono da uomo, tu da donna grazie a Dio-, ma molto interessante.
    Rivela una donna delusa dalla vita, castigata quasi, che riversa tutti i suoi interessi sul figlio, che adesso teme di tradire innamorandosi di un altro uomo. Lucia teme che suo figlio si senta da lei abbandonato. Per questo sarebbe disposta a rinunciare a Mario pur di non deludere il figlio. Questi a sua volta ha capito e in un certo senso auspicato che una cosa del genere succedesse.
    Buono. Io lo avrei scritto con un protagonista maschile, si capisce, ma apprezzo molto la presenza di una protagonista femminile.
    Stai camminando in punta di piedi per tutto il racconto, come se avessi paura di uscire fuori strada e di ribaltarti in curva.
    Occorrerebbe un poco di editing e poi ti devi decidere: o scrivi in lingua o in dialetto. Io ti consiglierei la lingua con l'uso del dialetto nei colloqui con il figlio, che certamente così sono più realistici, ma le tue riflessioni le preferirei non in dialetto.
    Ma certamente è una questione di gusti personali.
    Grazie di averlo postato.
    Ciao Mariagrà.

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  4. Tanto lo so che prima o poi dentro uno di questi racconti ci darai la tua storia... se non lo hai già fatto!

    PS: Mi piace leggere i pensieri, le incertezze, i commenti di una donna... ad una telefonata, ad un dialogo improvvisato con un uomo sconosciuto! è affascinante.

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  5. @88tasti: eccoti..no questa non è la mia storia...non tutta almeno. Ci sono parecchie cose di me, però. ma non dico quali, per rispetto verso qualcuno e anche verso me che tante cose ho voluto dimenticare..

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